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30 luglio, 2010

Io non sapevo che...

Già, io non sapevo, come credo molti di voi, che i piemontesi fecero al Sud quello che i nazisti fecero a Marzabotto. Ma tante volte, per anni.
E cancellarono per sempre molti paesi, in operazioni "anti-terrorismo", come imarines in Iraq.
Non sapevo che, nelle rappresaglie, si concessero libertà di stupro sulle donne meridionali, come nei Balcani, durante il conflitto etnico; o come i marocchini delletruppe francesi, in Ciociaria, nell'invasione, da Sud, per redimere l'Italia dal fascismo(ogni volta che viene liberato, il Mezzogiorno ci rimette qualcosa).
Ignoravo che, in nome dell'Unità nazionale, i fratelli d'Italia ebbero pure diritto di saccheggio delle città meridionali, come i Lanzichenecchi a Roma.
E che praticarono la tortura, come i marines ad Abu Ghraib, i francesi in Algeria, Pinochet in Cile.
Non sapevo che in Parlamento, a Torino, un deputato ex garibaldino paragonò laferocia e le stragi piemontesi al Sud a quelle di «Tamerlano, Gengis Khan e Attila». Un altro preferì tacere «rivelazioni di cui l'Europa potrebbe inorridire». E Garibaldi parlò di «cose da cloaca».
Né che si incarcerarono i meridionali senza accusa, senza processo e senza condanna, come è accaduto con gl'islamici a Guantànamo. Lì qualche centinaio,terroristi per definizione, perché musulmani; da noi centinaia di migliaia, briganti per definizione, perché meridionali. E, se bambini, briganti precoci; se donne, brigantesseo mogli, figlie, di briganti; o consanguinei di briganti (sino al terzo grado diparentela); o persino solo paesani o sospetti tali. Tutto a norma di legge, si capisce,come in Sudafrica, con l'apartheid.
Io credevo che i briganti fossero proprio briganti, non anche ex soldati borbonici epatrioti alla guerriglia per difendere il proprio paese invaso.
Non sapevo che il paesaggio del Sud divenne come quello del Kosovo, con fucilazioni in massa, fosse comuni, paesi che bruciavano sulle colline e colonne di decine di migliaia di profughi in marcia.
Non volevo credere che i primi campi di concentramento e sterminio in Europa li istituirono gli italiani del Nord, per tormentare e farvi morire gli italiani del Sud, a migliaia, forse decine di migliaia (non si sa, perché li squagliavano nella calce), come nell'Unione Sovietica di Stalin.
Ignoravo che il ministero degli Esteri dell'Italia unita cercò per anni «una landadesolata», fra Patagonia, Borneo e altri sperduti lidi, per deportarvi i meridionali e annientarli lontano da occhi indiscreti.
Né sapevo che i fratelli d'Italia arrivati dal Nord svuotarono le ricche banche meridionali, regge, musei, case private (rubando persino le posate), per pagare i debiti del Piemonte e costituire immensi patrimoni privati.
E mai avrei immaginato che i Mille fossero quasi tutti avanzi di galera.
Non sapevo che, a Italia così unificata, imposero una tassa aggiuntiva aimeridionali, per pagare le spese della guerra di conquista del Sud, fatta senza nemmeno dichiararla.
Ignoravo che l'occupazione del Regno delle Due Sicilie fosse stata decisa, progettata, protetta da Inghilterra e Francia, e parzialmente finanziata dallamassoneria (detto da Garibaldi, sino al gran maestro Armando Corona, nel 1988).
Né sapevo che il Regno delle Due Sicilie fosse, fino al momento dell'aggressione, uno dei paesi più industrializzati del mondo (terzo, dopo Inghilterra e Francia, prima di essere invaso).
E non c'era la "burocrazia borbonica", intesa quale caotica e inefficiente: lo specialista inviato da Cavour nelle Due Sicilie, per rimettervi ordine, riferì di un«mirabile organismo finanziario» e propose di copiarla, in una relazione che è «una lode sincera e continua». Mentre «il modello che presiede alla nostra amministrazione», dal 1861 «è quello franco-napoleonico, la cui versione sabauda è stata modulata dall'unità in avanti in adesione a una miriade di pressioni localistiche ecorporative»
Ignoravo che lo stato unitario tassò ferocemente i milioni di disperati meridionali che emigravano in America, per assistere economicamente gli armatori delle navi cheli trasportavano e i settentrionali che andavano a "fai la stagione", per qualche mese in Svizzera.
Non potevo immaginare che l'Italia unita facesse pagare più tasse a chi stentava e moriva di malaria nelle caverne dei Sassi di Matera, rispetto ai proprietari delle ville sul lago di Como.
Avevo già esperienza delle ferrovie peggiori al Sud che al Nord, ma non che, alle soglie del 2000, col resto d'Italia percorso da treni ad alta velocità, il Mezzogiorno avesse quasi mille chilometri di ferrovia in meno che prima della Seconda guerra mondiale (7.958 contro 8.871), quasi sempre ancora a binario unico e con gran parte della rete non elettrificata
.Come potevo immaginare che stessimo così male, nell'inferno dei Borbone, che per obbligarci a entrare nel paradiso portatoci dai piemontesi ci vollero orribili rappresaglie, stragi, una dozzina di anni di combattimenti, leggi speciali, stati d'assedio, lager? E che, quando riuscirono a farci smettere di preferire la morte al loro paradiso,scegliemmo piuttosto di emigrare a milioni (e non era mai successo)?
Io avevo sempre creduto ai libri di storia, alla leggenda di Garibaldi. Non sapevo nemmeno di essere meridionale, nel senso che non avevo mai attribuito alcun valore, positivo o negativo, al fatto di essere nato più a Sud o più a Nord di un altro. Mi ritenevo solo fortunato a essere nato italiano. E fra gl'italiani più fortunati, perché vivevo sul mare.
A mano a mano che scoprivo queste cose, ne parlavo. Io stupito; gli ascoltatori increduli. Poi, io furioso; gli ascoltatori seccati: esagerazioni, invenzioni e, se vere,cose vecchie. E mi accorsi che diventavo meridionale, perché, stupidamente, maturavo orgoglio per la geografìa di cui, altrettanto stupidamente, Bossi e complici volevano che mi vergognassi. Loro che usano "italiano" come un insulto e abitano la parte della penisola che fu denominata "Italia", quando Roma riorganizzò l'impero (quella meridionale venne chiamata "Apulia", dal nome della mia regione.
Ma la prima "Italia" della storia fu un pezzo di Calabria sul Tirreno).
Animazione Flash
Pezzo tratto dal libro di Pino Aprile "I Terroni".

08 novembre, 2006

Giuseppe Musolino detto "U briganti"

Giuseppe Musolino conosciuto come il re dell'Asprumunti, o meglio ancora come il Brigante Musolino nasce a Santo Stefano in Aspromonte, Reggio Calabria, 24 settembre 1876. 
Taglialegna di mestiere, nel 1897 viene coinvolto in una lite fra due compaesani per una partita di nocciole:Un certo Vincenzo Zoccali, amico della parte avversa nella questione della nocciole, il 29 Ottobre dello stesso anno viene ferito da un colpo di fucile in una stalla dove viene trovato il berretto di Musolino. Al processo nonostante le prove portate da Musolino resistettero le false testimonianze di Rocco Zoccali e Stefano Crea che affermarono di averlo sentito adirato per il bersaglio fallito.
Sempre proclamatosi innocente, giura vendetta in caso di evasione. Viene condotto nel carcere di Gerace (dove deve scontare 21 anni). Dopo due anni alle 3:30 del 9 Gennaio 1899 riesce a fuggire e inizia la sua vendetta. Si racconta che durante la galera Musolino abbia sognato San Giuseppe che gli indicò il punto in cui avrebbe dovuto scavare nella cella, e con facilità scappare insieme ai suoi compagni di carcere (Giuseppe SuraceAntonio Filastò e Antonio Saraceno).
Commette una serie di omicidi contro tutti quelli che l'hanno accusato e tradito, nascondendosi poi tra le montagne, nei boschi, e persino nei cimiteri, godendo dell'appoggio della gente del posto, sia contadini, caprari che gente benestante, che lo vede come simbolo della ingiustizia in cui la Calabria allora versava. Inizia la caccia al brigante, vengono imposte delle taglie, ma Musolino sfugge sempre alla cattura.
La sua notorietà in poco tempo si sparge in tutta Italia grazie alla stampa e pure i giornali stranieri iniziano a interessarsi della vicenda. La sua figura così diventa una sorta di leggenda, e le sue gesta divengono spunto per molte canzoni popolari (Si ritrova nelle canzoni di Otello Profazio, Dino Murolo e Natino Rappocciolo, Enzo Laface e in altri cantanti folcloristici calabresi...).
Nel 1901 Musolino decide di uscire dalla Calabria per andare a chiedere la grazia al Re Vittorio Emanuele III e perché comunque la situazione diventava difficile per lui, anche con i suoi appoggi. Ad Acqualagna in provincia di Urbino però, viene per caso catturato da due carabinieri ignari della sua identità, che riescono a raggiungerlo perché è inciampato in un fil di ferro, i loro nomi erano: l'appuntato Amerigo Feliziani da Baschi (TR) Umbria ed Antonio La Serra da San Ferdinando di Puglia, comandati dal brigadiere Antonio Mattei (padre di Enrico Mattei). Musolino infatti stava percorrendo una viottolo di campagna nella località di Farneto nelle vicinanze di Acqualagna alla vista dei due carabinieri, che si trovavano nella zona alla ricerca di alcuni banditi del luogo, improvvisamente cominciò a correre pensando che cercassero lui. Inciampando però con un fil di ferro di un filare di vite fu fermato. Divenne famosa la frase:"Chiddu chi non potta n'esercitu, potta nu filu"(Quello in cui ha fallito un esercito,è riuscito un filo).
Si stima che complessivamente la cattura del brigante sia costata al governo intorno al milione di lire; il costo più alto per la cattura di un brigante.
Davanti alla Corte d'Assise di Lucca. Musolino pronuncia questa autodifesa: "Se mi assolveste, il popolo sarà contento della mia libertà. Se mi condannaste, fareste una seconda ingiustizia come pigliare un altro Cristo e metterlo nel tempio. Eppoi, vedete, io non sono calabrese, ma di sangue nobile di un principe di Francia. Chi condannate? Un cadavere, perché io posso avere cinque o sei mesi di vita al più". Parole che diverrano celebri ma che comunque non gli evitano l'ergastolo al carcere di Portolongone e 8 anni in segregazione cellulare.
Solo nel 1933 un certo Giuseppe Travia, che era emigrato in America dopo l'evento iniziale di Santo Stefano, confessa di essere stato lui a sparare a Vincenzo Zoccali discolpando così definitivamente Musolino del primo delitto.
Resta in carcere fino al 1946, quando gli verrà riconosciuta l'infermità mentale, e poi portato al manicomio di Reggio Calabria, dove muore dieci anni dopo alle 10:30 del 22 Gennaio.
Omicidi e tentati omicidi: 
  • Angeloni - ferito
  • Alessio Chirico (guardia comunale) - omicidio
  • Stefano Crea - tentato omicidio
  • Carmine D'Agostino - omicidio
  • Francesco Fava (Sindaco di Bovalino) - tentato omicidio
  • Francesca Morabito - omicidio
  • Antonio Princi - omicidio
  • Stefano Romeo - tentato omicidio
  • Pasquale Saraceno - omicidio
  • Francesca Sigari (amante di Stefano Crea) - omicidio per errore
  • Stefano Zirilli (Consigliere comunale di Bovalino) - tentato omicidio
  • Stefano Zoccali (fratello di Vincenzo) - omicidio
  • Vincenzo Zoccali - tentato omicidio
Tutt'ora integro resta in Calabria il mito di Giuseppe Musolino, che anche attraverso il ricordo dei nonni e degli attuali cantanti folcloristici rivive.